Aspirante cameriera?

Piccola premessa: Ogni lavoro è unico e lo stesso lavoro è diverso da un luogo all’altro. Io spero di riuscire a darvi qualche spunto per decidere se intraprendere questo percorso o no ma vivere le cose in prima persona rimarrà sempre il modo migliore per decidere!

Ormai è passato un anno da quando ho scritto riguardo la mia prima esperienza come cameriera.

Da allora ne sono successe di cose. Belle e brutte.

Se sei alla ricerca di un primo lavoro o vuoi passare da un lavoro d’ufficio al contatto con il pubblico, ecco le cose da tenere in conto.

1)è un lavoro difficile: quelli che ti snobbanno quando dici che fai la cameriera chiaramente non hanno capito tutto ciò che succede dietro al bancone. Questo lavoro ha bisogno di qualità specifiche e, se devo essere sincera, non tutti sono adatti.

2)Multitasking e stress management: buona memoria, ottime doti organizzative e adattabilità. Dall’imparare tutti i vini e piatti che espone il bar fino a sapere come gestire un cliente incazzato. Orari che vanno dalle 6 del mattino alle 6 del mattino del giorno dopo. Non dico che farete 24 ore di seguito ma l’idea è piu o meno quella.

3)Sesto senso: la cosa piu difficile per me è stata capire come e quando intervenire. Si rischia sempre di fare troppo in fretta, interrompere nei momenti piu inopportuni o perfino dimenticarsi completamente di un tavolo pieno di gente. Con il tempo sviluppi la sensibilità nelle antenne che ti diranno “oh, il caffè al tavolo 1”. E questo sesto senso diventerà fondamentale quando inizierai a capire che ci sono dei clienti sui quali bisogna buttare un’occhio piu spesso. Purtroppo, il mondo è pieno di inganni ed in un bar il pericolo di truffa è SEMPRE in agguato.

4)Ipocre…cordialità: Quante volte non ho voluto picchiare, volevo dire, accarezzare con una sedia la faccia di un mio cliente. Se ci tieni al tuo lavoro capirai che vieni pagata anche per essere vittima di bullismo. La quantità che tollererai dipende da quanto sei sicura di te stessa e da quanto questo cliente supera il limite del rispetto. Bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Il sorriso è la tua arma vincente! Poi, appena saranno usciti dalla vostra visuale, potrete inveire contro di loro indiscretamente ed i vostri colleghi vi reggeranno il gioco.

5)Plurilaureato: Noi siamo psicologi, dottori, terapeuti, baby e dog sitter. Nel momento in cui un cliente entra da quella porta, tu diventi il suo confidente. Ti fanno entrare nella loro vita e si aspettano di ricevere supporto emozionale. Non tutti sono cosi. Con alcuni ti dilunghi in conversazioni senza fine e con altri forse non scambierai mai un saluto. L’importante è capire e adeguarsi alle distanze (o vicinanze) che pone ognuno.

6)Imprevisti e sacrifici: “Hai presente quella mega festa in spiaggia che succede solo un sabato all’anno? Ecco, non potrai andarci perché la tua collega si è ammalata e tu dovrai coprire il suo turno!” Per noi non esistono festivi o natali in famiglia. Qualsiasi occasione è buona per lavorare.

7)Pazienza e flessibilità: taaaaanta pazienza. Preparati a gestire colleghi, clienti, fornitori, voucumprà(è cosi che si scrive?), barboni, la polizia, l’ambulanza,  il cane ed il gatto al guinzaglio. Preparati mentalmente a vivere ogni giornata all’insegna dell’imprevedibile.

8) Dolcezza e molta comicità: vi ho forse spaventato con tutto questo? Non capite perché mai un essere umano possa voler fare questo lavoro? Beh, è semplice, ha anche i suoi punti positivi. Le scene piu belle sono quelle in cui metti su il caffè ma non la tazzina; Quando rabalti la coca cola e dovete “sacrificarvi” bevendola; Quando Vittorio canta “tun tun tan tan”; Quando ti portano torte magnifiche per migliorarti la giornata; Perfino quando un intero cestino di piatti e calici puliti si distrugge per terra. Si, è un lavoro difficile, ma anche una fonte di divertimento assicurato!

 

 

Per me è stata la cosa migliore che mi potesse capitare. Ho superato la mia timidezza; Ho imparato a gestire situazioni difficili; Quando mi succede qualcosa nella mia vita personale so che potrò superarla perché a lavoro ho vissuto di peggio; Ho conosciuto persone che mi hanno dato tanto e ci sono clienti che alla fine sono diventati parte della mia famiglia.

La scoperta piu interessante è stata l’importanza del “bere un caffè in compagnia”: è una dimostrazione d’affetto. Vuole dire donare il tuo tempo ad una persona e chi sta dietro al banco condivide con i clienti i momenti piu belli della giornata: le pause, i compleanni, i rinfreschi di laurea,etc…

Quel cliente che entra nel vostro bar non lo fa solo per il caffè, la tagliata o lo spritz. Lo fa anche perché ci sei tu a servirglielo e questa è una soddisfazione che non ha prezzo!!!

 

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Il lato oscuro di una corsa tutta rosa!

Una domenica di Maggio, come ogni anno, si è tenuta la ormai rinnomata “Treviso in Rosa”.

Una bellissima iniziativa che nacque nel 2015, con circa 2,000 donne!

Nel 2016, circa 4.500 partecipanti.

Arriva il 2017 e qualcosa di magico succede: 11.000 donne arrivano a questa bella città.

E se questo non fosse abbastanza, l’8 Maggio 2018 raggiungiamo il record: 16,314 iscritte. Quasi ventimila donne che arrivano in una piccola ma bellissima città come treviso.

Una delle mie parti preferite di questa manifestazione è la cooperazione con la LILT: lega italiana per la lotta contro i tumori. Moltissime donne parteciano a questa corsa/ camminata perchè vogliono ricordare un familiare che non c’è piu; perchè hanno sconfitto il cancro; perchè lo stanno attraversando , ect…

Nonna, mamma e figlia, passano la Domenica mattina insieme, passeggiando;

Amiche che si fanno selfie; Ragazze da tutta Italia;

La futura sposa che sfrutta la giornata per feteggiare il suo addio al nubilato;

Perfino pastori Tedeschi e Chihuahua con magliette rosa!

Tutto questo è il risultato del duro lavoro fatto dagli organizzatori e da tutta la città!

Vorrei chiamarlo “dolce” risultato ma la verità è che, avendo partecipato per il terzo anno consecutivo, un pò sono rimasta sorpresa da certi comportameti.

A cominciare dai commenti letti su Facebook. Lamentele sul fatto che le strade sono chiuse e si creerà un pò di  disagio per questa attività. Questo è vero e capisco tutti i residenti o lavoratori che avranno difficoltà ad andare a lavoro. Non capisco chi invece a questo evento partecipa e ha pure il coraggio di lamentarsi per il disagio che si sta creando “a causa loro”.

Aspettando frenetica la partenza prevista per le 9.30, noto che sono già passate. Dal microfono ci annunciano che stanno facendo gli ultimi giri di perlustraione per assicurarsi che vada tutto bene. Sono ordinanze del comune e posso immaginare che avere tutte queste donne scatenate in giro per la città sia un rischio ed una responsabilità non da poco. Ma alcune non la vedono cosi. Sento la signora accanto a me che sbuffa e si lamenta perchè arriverà in ritardo. Dice che l’organiazione è pessima e che l’anno prossimo non verrà piu!

Siamo partiti alle 9.43. Sono arrivata a lavoro appena in tempo. Mi sono comunque goduta tutta la corsa. Perchè lei no?

All’arrivo c’è sempre il ristoro: la mia parte preferita! E neanche quello andava bene. “ma solo acqua hanno” “mele e banane, sempre il solito!”;

Fatemi capire: Vi aspettavate birra gratis e patatine fritte?

E la parte peggiore è arrivata dopo.

Quando mi tolgo le scarpe da corsa per mettere quelle da lavoro. Faccio la cameriera e quella Domenica ho praticamente fatto una corsa continua ,solo con vestiti diversi :p

Ero estasiata dal vedere il mio piccolo baretto invaso da cosi tante magliette rosa. Gruppi di mamme, bambine, signore di ogni età. Era come tornare agli alpini ma in versione femminile!!!

Solo che gli alpini erano stati molto piu educati e pazienti, perfino quelli fastidiosamente ubriachi. Non so per quale ragione mi aspettavo che le donne che parteciapvano a questo evento fossero diverse dalle donne acide e stronze che frequentano di solito il nostro bar. Io mi scuso in anticipo per questo linguaggio scurrile ma nessuno può permettersi di trattare male le mie colleghe solo perchè “sono di fretta” “Io ti ho già pagato e sto aspettando da 3 minuti” (Vi rendete conto che siete 40 donne e che dietro al bancone sono solo due?)

Quando ho cominciato a lavorare io, verso la fine della manifestazione, c’era il frenesi per mangiare e prendere il treno. Conoscendo i tempi di cottura dei nostri piatti prefrivo consigliare Toast e tramezzini, cosi mangi e parti. Ho fatto di tutto e di piu per soddisfare ogni richiesta di tavolate immense ma mi sono beccata pure io sbuffate e critiche su quanto fossi impacciata, i piatti troppo lenti ad arrivare e facesse caldo sotto al sole.

Intanto, se mi dici che hai caldo e ti offro la possibilità di sederti dentro aprendo perfino la finestra ma tu non accetti, allora non rompere piu le scatole (e mi scuso ancora per il linguaggio)

Tu ,signora che ti porti dietro 5 bambine che chiedono piatti diversi, non puoi pretendere che ti arrivi il cibo in 5 minuti. Vai ad un fast food che li trovi quello che cerchi.

Tu, signora che dopo 3 minuti di coda urli alla mia collega di muoversi perchè tu vuoi andare a sederti, ti ricordo che lei sta lavorando mentre tu sei al bar a berti uno spritz!

Non siamo schiavi. Ne noi, baristi e camerieri che quel giorno ci siamo fatti in mille pezzi per voi, nè tanto meno tutti quelli che da mesi prima iniziano ad organizzare tutto.

Certa gente non è mai contenta.

Io lo sono stata e per questo ringrazio di cuore tutti i volontari, lo staff, gli organizzatori e tutti i partecipanti (buoni e cattivi) che per un giorno hanno riportato in vita un centro storico bello come lo è  Treviso!

Cercherò sempre di ricordarmi che il mondo è bello perchè avariato e che grazie alla gente un pò meno sensibile posso apprezzare di piu la marea di gente brava e gentile che c’è al mondo!!!

Ci vediamo l’anno prossimo  donne 😉

 

Not complemetary…

Not all of us were born to fall in love, get married and have children.

Not all of us were born to study, find a job and be successful in life.

Some of us were born to drown in the sea of unknown. Or to drown in the illusion of both!

What do I want from life? Kids or a nice car? A fancy yoga class or my daughter’s ballet show? Should I wear a long gala dress or those jeans that fit well to run in case of emergencies?

Why can’t I have both?

I want to be the manager of my own firm while getting my kid to the soccer game and watch him win, or lose, but have fun for sure.

I want to travel and discover new cultures knowing that my twins won’t hate me because I am never home. I want to be able to take them with me everywhere I go.

But life it’s not the way I want it to be. It reminds me every day that I have to choose.

It’s either me and my career or them and the monotony.

I am not ready to choose.

I can only keep going through life trying to figure out what will win. Me, us or no one?

 

 

Dal bar al manicomio ci vuole un solo turno di troppo!

Ciro si sveglia arrabbiato tutte le mattine. In qualche modo trova la forza di alzarsi ed uscire di casa verso quel suo lavoro di merda. Prima, però, decide di fare colazione al bar perché gli serve un’intensa dose di caffè doppio,una brioche alla marmellata e un bersaglio verso cui sfogare la sua rabbia. Arriva senza dire niente e si aspetta subito il suo “solito” che quando è in turno una ragazza nuova diventa un “due caffè in tazza grande con un pò di latte caldo a parte” . Tutto questo solo per farla andare piu nel panico. Perchè se lui soffre, anche gli altri devono soffrire.

Anna si sveglia piu tardi del solito, felice e molto tesa. Ieri ha ricevuto la bella notizia che il bimbo che sta aspettando è fuori pericolo e tutto dovrebbe andare liscio come l’olio. Una notizia del genere la mette su di giri e non vede l’ora di andare a fare colazione, anche se un pò in ritardo, nel suo bar preferito. Li troverà Maria, la Responsabile del bar e mamma di tre figli. Vuole condividere la bella notizia anche con lei e chiederle una raffica di domande. Come fa a gestire un lavoro cosi stressante, tenersi in forma,badare alla casa, ai figli e al marito? Presto lo scoprirà tra una spremuta ed un muffin al cioccolato! Prima di andare,lascia un cioccolatino a tutto lo staff: perché se lei è felice,anche gli altri devono esserlo.

Questi sono solo alcuni dei vari profili che potete incontrare lavorando in un bar.

Ci saranno quelli dolco e gentili; Attenti e sorridenti; quelli che capiscono quando ce troppo casino e non si lamentano dell’attesa; i bambini che ti fanno i complimenti e le vecchiette che ti scambiano per la loro nipotina.

Poi ci sono quelli (chiamati S) che arrivano in ritardo e se dopo tre minuti non gli hai serviti si lamentano con il titolare; le comitive che ordinano maxi sandwich e dopo 10 minuti pretendono che siano pronti; quelli che se ti vedono indaffarata tra mille comande dietro alla bancone,vogliono sapere quando andrai fuori a prendere i loro ordini; i bambini dispettosi che aprono tutte bustine di zucchero; Quelli che si lamentano perchè sorridi troppo e gli altri che ti considerano acida perchè non sorridi mai.

Come dice una mia carissima collega: “il mondo è bello perchè avariato”

Ma per quanto mi possa lamentare di questo lavoro dietro le quinte, la verità è che io vivo per queste giornate di follia. Mi ricordano che sono viva e che le persone saranno sempre pronte a sorprenderti. (Sia in positivo che in negativo)

 

A neverending journey of self discovery…

I am leaving this beautiful city with an empty space somewhere inside my body or soul.

A hole that should be fulfilled with at least 90% of self-awareness (or 100% if you believe perfection exists in human kinds personality). But instead those few little things I thought I knew about myself are now basically one: I don’t know who I am a or what I want to be in the future.

I mean, we all grew up wanting to be a ballerina, a truck driver or an astronaut. Some of us actually made it. All the others are probably just doing some part-time job wondering why life went that way.

Well, I don’t want this ending for me.

In my head, I was a police officer, a vet, a Doctor and sometimes just a very good waitress. I still have no clear path and even if sometimes society screams at me that I should “finish my studies”, “keep a steady job” or “raise a kid all day”, luckily I just want to be happy. And that is exactly the hard part of it.

How can you be happy if that means going against what everybody else wants for you?

Sometimes it feels more like me trying to discover what I can do that others will accept, more than looking for what I really enjoy doing.

And the interesting thing is all this started the first day I arrived here. Something magical started to happen.

Maybe the fact that I am surrounded by people that are here to achieve something for themselves and that after some trial and error finally found their passion.

That’s the kind of person I want to be. Ok, that’s a thing I know about myself now. 1) Passion

They came here from other countries because they understand the importance of multicultural exchange in a personal development.

So, the second thing I know about myself now is: 2) Travelling 

But not only going on vacation. Travelling puts you in a very difficult situation of confronting to people different from you and doing stuff that maybe you never did before. So the third thing is: 3) Facing challenges and new perspectives

And when you go through this situations you learn something really important:                4) Compassion, empathy

I think I am getting at a good point here. The real question is: how can all this be thrown together into the labor market? I mean, this sounds really great but is not bringing me any food on my plate.

For now, I will accept this as it is. After almost two months I can’t expect to find out all the answers to how the world is run.

At least, now I know what are the fuels that run me.